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Istruzione

Scuola e diritti nell'epoca dell'elmetto


Con la Risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2025 sull’attuazione della politica di sicurezza e difesa comune – relazione annuale 2024, l’Unione Europea scrive nero su bianco un orientamento già evidente da tempo: preparare le società europee alle sfide della sicurezza significa oggi educare i giovani alla cultura militare.

Difesa e società, e preparazione e prontezza civile e militare 

164. [...] invita l'UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l'importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza,... 

167[...] chiede, inoltre, di mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell'UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili; 

L’UE decide di armarsi contro un nemico indistinto, evocato come minaccia permanente. E per farlo, parte dalle scuole. Come già denunciato nel nostro Rapporto Diritti 2024, la militarizzazione dell’istruzione non è più un’ipotesi: è una realtà che attraversa politiche scolastiche e universitarie, pratiche educative e investimenti pubblici.

Mentre si tagliano 500 milioni di euro alla ricerca e all'università, mentre l’Italia resta agli ultimi posti in Europa per spesa in istruzione e il personale scolastico subisce un progressivo impoverimento, le istituzioni comunitarie e nazionali promuovono l’investimento nei sistemi di guerra, l’acquisto di armi e l’ingresso dell’esercito nelle scuole con progetti e percorsi che normalizzano la presenza armata nell’educazione(1).

Nello stesso tempo, l’esodo scientifico dagli Stati Uniti – causato dalle politiche del presidente Trump – rende disponibili migliaia di ricercatori e docenti. Il 75% degli scienziati pensa di lasciare gli USA(2). Se l’Europa volesse davvero costruire il proprio futuro, dovrebbe investire il 5% del PIL per accogliere questo capitale umano, reinvestendo nella conoscenza e nella cooperazione. Ma la direzione presa è un’altra: quella dell’autodistruzione culturale e politica, guidata dall’ideologia della forza e della paura.

In questo quadro, le istituzioni della scuola, dell’università e della ricerca si confermano terreno decisivo di una battaglia democratica. È qui che si gioca il senso della cittadinanza, della giustizia, della convivenza. È qui che oggi più che mai è necessario prendere parola.



Scuola secondaria: diritti e derive autoritarie


Conferma degli insegnanti di sostegno da parte delle famiglie: tra diritto all’inclusione e diritti del lavoro


Con il DM 32/2025(3), il Ministero dell’Istruzione ha introdotto una novità rilevante per il diritto allo studio degli alunni con disabilità: la possibilità di confermare il docente di sostegno precario sul medesimo posto per l’anno scolastico successivo, su richiesta della famiglia e previo parere del GLO. La procedura, avviata entro il 31 maggio e conclusa entro il 31 agosto 2025, si applica ai docenti specializzati (e in via residuale anche ai non specializzati) che abbiano ricevuto una supplenza annuale nel 2024/25.

La misura mira a rafforzare la continuità didattica, ritenuta fondamentale per la qualità dell’inclusione. Ma ha suscitato forti reazioni sindacali. FLC CGIL e Gilda UNAMS(4) hanno impugnato il decreto davanti al Tar del Lazio(5), sollevando dubbi di costituzionalità: la norma violerebbe i principi di trasparenza e imparzialità nel reclutamento pubblico, subordinando l’assegnazione del docente al “gradimento” delle famiglie.

Di segno opposto la posizione della FISH(6), Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che si è costituita in giudizio a fianco del Ministero. Per FISH, la norma rappresenta un accomodamento ragionevole, in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Il Tar e, successivamente, il Consiglio di Stato, hanno rigettato le richieste cautelari, consentendo l’avvio della procedura. In attesa del giudizio di merito, la disposizione rimane in vigore, mentre si riaccende il dibattito tra stabilità educativa e diritti dei lavoratori precari.

Alcuni numeri: sono in aumento gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado: quasi 359mila nell’anno scolastico 2023-2024, il 4,5% del totale degli iscritti (+6% rispetto al precedente anno scolastico), 75mila in più negli ultimi cinque anni (+26%)(7).

Nel 2023‑2024 in Italia erano attivi circa 246 mila insegnanti di sostegno, con un rapporto medio alunno-docente di 1,4 nelle scuole statali. Il 73% degli insegnanti era specializzato, ma il 27% operava senza formazione specifica. Più di un alunno su due ha cambiato docente da un anno all’altro, mentre l’11% ha subito cambiamenti durante l’anno


C5. Grafico 1 • Alunnə con disabilità che hanno cambiato insegnante nell'a.s. 23-24



C5. Grafico 2 • Insegnanti di sostegno specializzati nella scuola italiana nell'a.s. 23-24



Statuto delle studentesse e degli studenti sotto attacco


Condotta e disciplina


Nel 2024 il Governo ha riformato in senso restrittivo il sistema di valutazione del comportamento nelle scuole secondarie. La Legge n. 150/2024(8), con il supporto della Legge n. 70/2024, ha modificato lo Statuto delle studentesse e degli studenti(9) (DPR 249/1998), uno strumento nato nel 1998 in piena sintonia con le rappresentanze studentesche e la società civile. Proprio per questo, modificarlo senza consultare le rappresentanze studentesche rappresenta, di per sé, una violazione dello spirito democratico e partecipativo dello Statuto stesso.

La riforma prevede che un voto inferiore a sei in condotta comporti automaticamente la bocciatura, mentre in caso di sei lo studente dovrà presentare un elaborato critico sulla cittadinanza attiva, da cui dipenderà l’ammissione all’anno successivo. Inoltre, il comportamento incide anche sul credito scolastico all’Esame di Stato: il punteggio massimo è riservato solo a chi ha almeno 9/10 in condotta.

Per le organizzazioni studentesche si tratta di una svolta punitiva e repressiva. La Rete degli studenti medi(10) ha inviato una diffida formale al ministro Valditara, minacciando ricorso in tribunale, mentre l’Unione degli studenti ha denunciato “una scuola autoritaria, reazionaria e di classe”. Le due sigle criticano l’uso della condotta per colpire chi partecipa a scioperi, occupazioni o autogestioni, e accusano il ministero di aver ignorato ogni richiesta di confronto, accentuando una pericolosa disintermediazione istituzionale.

Anche la FLC CGIL critica la riforma. Il sindacato sottolinea che il comportamento è strettamente legato al contesto educativo, e che intervenire solo a valle, con sanzioni, è inefficace. Al contrario, servirebbero interventi a monte, come il rafforzamento del ruolo docente (spesso precario e isolato), modalità didattiche più coinvolgenti, copertura dei posti vacanti e la creazione di organici aggiuntivi per affrontare il disagio scolastico. La FLC contesta anche l’uso del voto numerico, ritenuto troppo rigido per valutare la complessità dei comportamenti, e propone una valutazione formativa, più capace di cogliere i nessi tra cause e azioni. Inoltre, l’uso delle cosiddette "attività di cittadinanza solidale" come sanzione disciplinare viene giudicato improprio e potenzialmente dannoso.(11)

Invece di colpire i sintomi del disagio giovanile con la logica della sanzione, gli studenti propongono investimenti in educatori, psicologi scolastici, personale di accompagnamento, oltre che una riduzione del numero di alunni per classe, per restituire alla scuola la sua funzione educativa e inclusiva.



La riforma della filiera tecnico-professionale


Il modello 4+2: flessibilità o subordinazione al mercato del lavoro?


Il disegno di legge n. 924 sulla filiera formativa tecnologico-professionale è stato approvato definitivamente il 31 luglio 2024 (L. 8 agosto 2024, n. 121)(12). La riforma, fortemente voluta dal Ministro Valditara, istituisce un modello 4+2: quattro anni di istruzione secondaria superiore + due anni di ITS Academy, con possibilità di accesso all’università o al lavoro.

Secondo il governo(13), la riforma mira a modernizzare l’istruzione tecnica e professionale, avvicinando scuola e impresa, rispondendo al mismatch tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Sono previsti campus territoriali, reti tra istituti, ITS, enti locali e imprese (art. 4), il coinvolgimento di esperti aziendali nella didattica, potenziamento delle STEM, delle lingue e dei PCTO.

Tuttavia, non mancano criticità. L’art. 1 prevede la sperimentazione quadriennale, eliminando di fatto il quinto anno, con una probabile riduzione della formazione culturale generale e un aumento delle ore destinate a apprendistato e orientamento già a partire dai 15 anni. L’art. 2 istituisce una struttura tecnica presso il Ministero per coordinare la filiera, mentre l’art. 3 prevede un Comitato di monitoraggio, ma senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (art. 1, comma 9): una riforma “a costo zero”.

Inoltre, la possibilità per le Regioni di stipulare accordi con soggetti anche privati (art. 1, comma 3) introduce un elemento di regionalizzazione e privatizzazione dell’offerta formativa, con il rischio di aumentare le disuguaglianze territoriali e di svilire il ruolo dell’istruzione pubblica. Per la FLC CGIL(14), si tratta di una “formazione di serie B”, selettiva e classista, che indebolisce la funzione democratica della scuola e la libertà di insegnamento.

Conclusione: se da un lato la riforma mira a migliorare l’occupabilità dei giovani, dall’altro pone seri interrogativi su equità, qualità e ruolo pubblico della scuola. Il tutto è stato approvato in estate, senza un adeguato dibattito pubblico, e con scarse garanzie pedagogiche, rischiando di ridurre l’istruzione a semplice addestramento per il mercato(15).

La proposta si inserisce nel contesto della vecchia alternanza scuola-lavoro, (“Buona Scuola”) e coinvolge oggi studenti di appena 15 anni. Il crescente numero di incidenti durante i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) rappresenta una reale emergenza, legata a carenze nella selezione delle aziende e nella supervisione, soprattutto in regioni dove la sicurezza sul lavoro non è garantita in modo uniforme. L’assenza di tutor formati, la scarsa informazione sugli obblighi di sicurezza e il mancato utilizzo di dispositivi di identificazione aumentano i rischi per gli studenti. L’INAIL ha riconosciuto la gravità del fenomeno istituendo un fondo risarcimento per gli studenti vittime di incidenti in alternanza scuola-lavoro.


C5. Grafico 3 • Studenti e PCTO¹: Infortuni e morti 2024



Università e ricerca


Carriere precarie, valutazioni oppressive: il dogma del “Publish or perish”


Il sistema universitario e della ricerca pubblica in Italia versa in una condizione di profonda crisi strutturale, con riflessi negativi sul lavoro accademico, la qualità della ricerca e il futuro dei giovani ricercatori. Per introdurre seppur brevemente la recente riforma della Università voluta dalla Ministra Bernini ci sembra corretto inquadrarla all’interno di altri due fenomeni che accompagnano la vita delle universtià italiane: la corsa alle pubblicazioni e la carenza strutturale di fondi. Solo in quest’ottica infatti si può comprende a pieno la gravita di una condizione, quella delle ricercatrici e dei ricercatori italiani schiacciati da una competizione forsennata alla produttività e anche alla pubblicazione e alla ricerca disperata di fondi per innovare di anno in anno la loro condizione di precarietà e di schiavitù al sistema università. Una condizione non più sostenibile.


Riforma Bernini e precarietà accademica


Dopo anni di precarizzazione avviata dalla Legge Gelmini (2010) e la non attuazione dalla riforma Messa-Verducci (2022) del 2022 ha cercato di intervenire sulla carriera dei ricercatori, introducendo il contratto di ricerca (CDR) per sostituire l'assegno di ricerca (ADR), e unificando i profili di ricercatore a tempo determinato di tipo A (RTDa) e B (RTDb) nel ricercatore a tempo determinato in tenure track (RTT). L'obiettivo era stabilizzare i ricercatori precari con contratti più tutelati e abolire definitivamente l'assegno. Tuttavia, la piena applicazione del CDR è stata ostacolata dalla carenza di fondi, e la sua operatività richiede ancora passaggi formali.

A peggiorare il quadro, la proposta di "riforma Bernini" (DDL 1240 / DDL 45/2025 - AC 2420) del 2024 è vista come un aggravamento della fragilità delle università pubbliche. Questa riforma introduce nuove figure contrattuali precarie(16), moltiplicando la frammentazione del personale:

• Incarichi di ricerca: per laureati magistrali da meno di sei anni, durata 1-3 anni, con retribuzione e rapporto di lavoro incerti e variabili tra atenei, talvolta anche tramite conferimento diretto. Questi si sovrappongono alle borse di ricerca pre-dottorato e ai dottorati stessi, senza prospettive chiare(17).

• Incarichi post-doc: per dottori di ricerca, durata 1-3 anni, con attività di ricerca e didattica, e retribuzione pari a quella dei ricercatori a tempo definito. Hanno meno tutele e costi inferiori rispetto ai Contratti di ricerca, potendo portare gli atenei a privilegiarli.

• Borse di assistenza alla ricerca (con inquadramenti simili agli assegni di ricerca) e "professori aggiunti" (da 3 mesi a 3 anni) esperti esterni incaricati direttamente dai Rettori, con ruoli e prerogative interamente da definirsi..

Queste misure vanno in direzione opposta agli impegni assunti dall’Italia con la Commissione Europea per superare gli assegni di ricerca e garantire contratti strutturati. Oggi, circa il 40% del personale accademico è non strutturato(18) e solo il 10% dei ricercatori riesce a ottenere una posizione stabile.

Il quadro è reso più critico da compensi tra i più bassi in Europa (un post-doc italiano guadagna in media 19.560 euro netti l’anno, contro oltre 49.000 nel Regno Unito alla Germania €52.689 annuali netti), assenza di diritti previdenziali e un sovraccarico di ore non riconosciute; si registra una grande intermittenza nei contratti e periodi strutturali di disoccupazione (non riconosciuta). Inoltre molti ricercatori continuano a lavorare informalmente nell’ambito della ricerca anche durante i periodi di disoccupazione, dimostrando che il sistema pretende produttività anche in assenza di un incarico formalmente retribuito. Questo evidenzia un "ricatto" della passione per la ricerca Il gender gap è evidente già nelle prime fasi della carriera, con donne sovra-rappresentate tra le borse ma sottorappresentate nei contratti stabili.

Le conseguenze sul benessere psicofisico sono allarmanti: insonnia, stanchezza cronica, ansia e frustrazione diffusa, la maggior parte dei giovani ricercatori sono preoccupati per il proprio futuro in ambito accademico(19).



"Publish or perish": un sistema editoriale insostenibile(20)


L'editoria scientifica è un settore peculiare, fortemente influenzato dalla cultura del "publish or perish" (pubblicare o perire). Questo fenomeno, già rilevato negli anni '70(21), si riferisce alla fortissima pressione a cui sono sottoposti i ricercatori per pubblicare continuamente su riviste di rilievo al fine di ottenere contratti, finanziamenti e avanzamenti di carriera. La quantità di pubblicazioni è spesso premiata a scapito della qualità, con effetti distorsivi anche sulla valutazione dei ricercatori, basata su indicatori bibliometrici inappropriati come l’Impact Factor e l’h-index.

L'editoria scientifica è un mercato da circa 30 miliardi di dollari all'anno, dominato da pochi oligopolisti (es. Elsevier, Sage, Springer Nature, Taylor & Francis, Wiley). I ricercatori spesso cedono gratuitamente i diritti d'autore delle proprie ricerche (spesso finanziate con fondi pubblici) agli editori. Questi editori rivendono poi l'accesso alla stessa comunità scientifica tramite abbonamenti costosi (la "crisi dei periodici") e Article Processing Charges (APCs), tariffe di pubblicazione che possono arrivare a diecimila euro per articolo. Questo crea il fenomeno del "double dipping" (doppio guadagno per gli editori). Questo sistema è definito "insostenibile e irrazionale" per l'uso delle risorse e per la diffusione dei risultati scientifici


Situazione dei Fondi all'Università Pubblica Italiana


Le università pubbliche italiane sono caratterizzate da un sottodimensionamento cronico dei finanziamenti. L'Italia è agli ultimi posti nella UE in termini di percentuale di spesa per ricerca e sviluppo (0,9% del PIL destinato all'Università, di cui solo lo 0,6% risorse pubbliche), posizionandosi notevolmente al di sotto della media OCSE.

Recenti politiche governative hanno ridotto ulteriormente i fondi:

• Il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), pilastro del sistema, ha subito un taglio di 173 milioni di euro nel 2024 rispetto al 2023. Quasi tutti gli atenei statali hanno avuto riduzioni di fondi.

• Sono previsti ulteriori tagli nel bilancio del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) di 247 milioni nel 2025, 239 milioni nel 2026 e 216 milioni nel 2027, con effetti molto gravi.

• L'aumento Istat degli stipendi per i docenti (+4,8%) non ha avuto coperture aggiuntive, gravando sui bilanci degli atenei.

• Il sistema di assegnazione dei fondi è passato da criteri di equità a logiche premiali basate su parametri quantitativi (es. costo standard per studente, qualità della didattica e ricerca), creando un divario crescente tra pochi grandi atenei (spesso al centro-nord) e le università "periferiche" (spesso al centro-sud), che sperimentano una drastica riduzione dei trasferimenti nazionali. Questa logica penalizza la ricerca di base a favore di quella applicata.

I finanziamenti straordinari del PNRR (14 miliardi totali, di cui 9 per la ricerca) sono considerati una "bolla temporanea" che, pur avendo permesso maggiori assunzioni a breve termine, non può essere utilizzata per assunzioni strutturali e rischia di generare una nuova ondata di precarietà alla loro scadenza nel 2026.



C5. Grafico 4 • Il personale della università italiane nel 2024













Numero chiuso a Medicina: tra selezione e disuguaglianze, un modello che non supera il problema(22)


Dal 2025-26 entra in vigore una riforma che supera formalmente il numero chiuso: viene abolito il test d’ingresso nazionale e introdotto un Semestre Aperto con accesso libero. Gli studenti si iscrivono a Medicina scegliendo fino a 10 sedi e devono contemporaneamente indicare un corso affine (Biotecnologie, Biologia, Farmacia, alcune Professioni sanitarie). Durante il semestre, frequentano tre insegnamenti (Biologia, Fisica, Chimica) e affrontano esami scritti a livello nazionale(23).

Graduatoria nazionale e limiti reali

Gli esami danno luogo a una graduatoria nazionale che ammette circa 22.000 candidati, il 10% in più rispetto al 2024. Chi non rientra potrà ripetere il Semestre fino a tre volte. La selezione resta quindi: cambia la forma, ma non la sostanza.

Le criticità del nuovo sistema

Affollamento ingestibile(24): sono oltre 64.000 gli iscritti al Semestre Aperto (54.000 per Medicina, 6.000 per Veterinaria, 4.500 per Odontoiatria), ma gli atenei non sono in grado di ospitarli, nemmeno temporaneamente. Per questo molti corsi saranno online, penalizzando chi non può frequentare in presenza(25). Per gli studenti fuorisede sarebbe economicamente insostenibile trasferirsi in una città per sei mesi, con l’incertezza del futuro e il caro affitti delle città universitarie.

I corsi affini come ripiego: molti corsi affini rischiano il sovraffollamento. È il caso di Infermieristica, dove nelle università del Sud i candidati a Medicina potrebbero occupare fino al 20% dei posti a scapito di chi ha superato il test per Infermieristica stesso, creando una disparità che rischia di generare ricorsi.

Le università private restano avvantaggiate(26): chi può permettersi rette fino a 20.000 euro l’anno resta fuori da questo sistema. Le private mantengono il vecchio modello con test in due sessioni e ammettono chi ottiene il miglior punteggio. Lo stesso vale per Medicina in inglese, dove il test è separato.

Non risolve il problema della carenza di medici Il vero nodo critico non è il numero chiuso a Medicina, ma l’“imbuto formativo” che si crea dopo la laurea. Tra il 2013 e il 2018, su oltre 51 mila neolaureati, circa 7.600 non hanno potuto accedere né alle Scuole di Specializzazione né ai corsi per medici di famiglia. La formazione di uno specialista costa allo Stato tra 102.000 e 128.000 euro, ma le risorse disponibili sono spesso inferiori al fabbisogno: nel 2017-18 mancavano 2.369 contratti rispetto alle reali necessità.(27)

Dal 2019 i posti a Medicina e nelle specializzazioni sono aumentati sensibilmente, ma il problema persiste: nel 2024, su 15.256 borse, solo 11.392 (75%) sono state assegnate. Le specialità più urgenti restano le meno scelte: solo il 30% dei posti in medicina d’emergenza-urgenza è stato coperto, e tassi simili si registrano in radioterapia, microbiologia, patologia clinica(28).



C5. Grafico 5 • Entità dei contratti banditi e assegnati al concorso SSM2024



Secondo Anaao Giovani e ALS, servono riforme strutturali: un contratto di formazione-lavoro per gli specializzandi, inquadrato nel CCNL, e l’eliminazione dei gettonisti, costati 1,7 miliardi in cinque anni. Chiedono infine un tavolo interministeriale con tutti gli attori coinvolti per affrontare la carenza di medici in modo efficace e duraturo.



Note

(1) - Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Osservatorio per monitorare e denunciare l'attività di militarizzazione nelle scuole e nelle università.

(2) - 5% of US scientists who answered Nature poll consider leaving More than 1,600 readers answered our poll; many said they were looking for jobs in Europe and Canada. https://www.nature.com/articles/d41586-025-00938-y

(3) - Decreto Ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025, Misure finalizzate a garantire la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l'anno scolastico 2025/2026

(4) - Scuola, conferma docenti di sostegno su richiesta delle famiglie: FLC CGIL e Gilda Unams impugnano il decreto https://www.flcgil.it/comunicati-stampa/scuola-conferma-docenti-di-sostegno-su-richiesta-delle-famiglie-flc-cgil-e-gilda-unams-impugnano-il-decreto.flc

(5) - Sentenza del TAR LAZIO N. 02912/2025 del 26/05/2025

(6) - Continuità didattica, FISH si costituisce a tutela del diritto di studio degli alunni con disabilità https://fishets.it/continuita-didattica-fish-si-costituisce-a-tutela-del-diritto-di-studio-degli-alunni-con-disabilita/

(7) - ISTAT https://www.istat.it/comunicato-stampa/linclusione-scolastica-degli-alunni-con-disabilita-anno-scolastico-2023-2024/#:~:text=In%20aumento%20gli%20alunni%20con,cinque%20anni%20(%2B26%25).

(8) - Legge 1 ottobre 2024, n. 150 Revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti, di tutela dell'autorevolezza del personale scolastico nonché di indirizzi scolastici differenziati. (24G00168)

(9) - Si invita a leggere lo statuto nella sua versione attuale

(10) - Voto di condotta, è giusto che cambi il profitto degli studenti? I diretti interessati diffidano Valditara: pronti ad andare in tribunale! https://www.tecnicadellascuola.it/voto-di-condotta-e-giusto-che-cambi-il-profitto-degli-studenti-i-diretti-interessati-diffidano-valditara-pronti-ad-andare-in-tribunale

(11) - Valutazione della condotta: la FLC CGIL si esprime contro un progetto di scuola autoritaria https://www.flcgil.it/scuola/docenti/valutazione-condotta-flc-cgil-esprime-contro-progetto-scuola-autoritaria.flc

(12) - Legge 8 agosto 2024, n. 121 – “Istituzione della filiera formativa tecnologico‑professionale” Soggetto: testo ufficiale della legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale, entrata in vigore il 6 settembre 2024, che istituisce la filiera (art. 1‑4) e ne disciplina gli aspetti operativi. 

(13) - Sommario del provvedimento sul sito della Camera dei Deputati Soggetto: descrizione ufficiale del contenuto della legge 121/2024, con indicazioni operative e decorrenze.  Link: https://temi.camera.it/leg19/provvedimento/istituzione-della-filiera-formativa-tecnologico-professionale.html

(14) - FLC CGIL – Comunicato “Approvato in via definitiva il provvedimento istitutivo della filiera formativa tecnologico‑professionale” https://www.flcgil.it/attualita/approvato-via-definitiva-provvedimento-istitutivo-filiera-formativa-tecnologico-professionale.flc

(15) - Il Manifesto – “Valditara, niente più scuola: studenti addestrati al lavoro” https://ilmanifesto.it/valditara-niente-piu-scuola-studenti-addestrati-al-lavoro

(16) - Università, introdotti due nuovi contratti: cosa sono gli incarichi di "ricerca https://tg24.sky.it/cronaca/2025/05/21/nuovi-contratti-incarichi-ricerca-universita

(17) - L'emendamento ha avuto lo scopo di "scongiurare il rischio che un numero altissimo di giovani ricercatori - tra i 6 e i 10 mila - vengano espulsi dal sistema della ricerca pubblica. Un rischio che potrebbe realizzarsi a partire dai prossimi mesi" come dichiarato dalla senatrice Occhiuto. Ricercatori assunti con i fondi PNRR, con un orizzonte totalmente temporaneo. Hanno così un anno in più di precarietà davanti.

(18) - oltre 20 mila assegnisti di ricerca e 9 mila RTDA, anche a seguito della proliferazione di posizioni di ricerca finanziate con i fondi PNRR

(19) - XII Indagine ADI su Postdoc: Il precariato come condizione strutturale del sistema della ricerca e dell’Università in Italia https://dottorato.it/content/xii-indagine-adi-su-postdoc-il-precariato-come-condizione-strutturale-del-sistema-della

(20) - L’editoria scientifica in (poche) parole chiave a cura di Gina Pavone e Roberta Martina Zagarella Consiglio Nazionale delle ricerche chrome-

(21) - Hannah Arendt, “Values in Contemporary Society,” in Thinking without a Banister: Essays in Understanding, 1953-1975, ed. Jerome Kohn (New York: Schocken Books, 2018), 461-466.

(22) - Decreto Ministeriale n. 418 del 30-05-2025

(23) - Università: il Ministro Bernini firma il decreto di attuazione della riforma d’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria https://www.mur.gov.it/it/news/mercoledi-04062025/universita-il-ministro-bernini-firma-il-decreto-di-attuazione-della-riforma

(24) - Università, sono 64.825 gli studenti iscritti al semestre aperto per il 2025-2026 In 54.313 hanno scelto Medicina e chirurgia https://www.mur.gov.it/it/news/lunedi-28072025/universita-sono-64825-gli-studenti-iscritti-al-semestre-aperto-il-2025-2026

(25) - Emblematico il caso di Bologna ma così moltissimo altri atenei, tra cui Padova lezioni on line portale alma mater bologna https://www.unibo.it/it/studiare/iscrizioni-tasse-e-altre-procedure/iscrizioni-al-semestre-aperto

(26) - Numero chiuso a Medicina, cosa succede davvero: almeno in 60 mila attesi al varco di Milena Gabanelli e Simona Ravizza https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/numero-chiuso-a-medicina-cosa-succede-davvero-almeno-in-60-mila-attesi-al-varco/83cf0324-d443-4040-b72c-99b45c43dxlk.shtml?refresh_ce

(27) - Medici mancanti, perché eliminare il numero chiuso a Medicina non serve di Gianna Fregonara, Milena Gabanelli e Simona Ravizza https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/medici-mancanti-perche-eliminare-numero-chiuso-medicina-non-serve/791fa58e-6b01-11ed-a6b2-6d41b7f61d74-va.shtml

(28) - Specializzazioni medicina. Non assegnato il 25% delle borse. E per emergenza-urgenza meno di una su tre. Anaao-Als: “Un disastro annunciato” https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=124617&

Simonetta Salacone

Simonetta Salacone

(Roma 1945 - Roma 2017)
IN RICORDO DI SIMONETTA SALACONE, INSEGNANTE E DIRETTRICE RIBELLE: PORTÒ AVANTI PER DECENNI UN’IDEA DI SCUOLA DEMOCRATICA, APERTA A TUTTI E CHE MIRASSE DAVVERO A DARE UN’OPPORTUNITÀ AI BAMBINI SVANTAGGIATI

“Non è giusto, c’era ancora così tanto da fare…”

Pare furono queste le ultime parole di Simonetta Salacone sul suo letto di morte, il 26 gennaio del 2017. Aveva 73 anni, Simonetta, e un passato come insegnante e poi direttrice dell’istituto Iqbal Masih di Roma. C’era tanto da fare, per Simonetta: lei non era stata un’insegnante come le altre. Perché la scuola e l’insegnamento, per lei, non erano mai state solo una semplice fonte di reddito, un’occupazione come un'altra. Insegnare era una missione, un laboratorio, il fondamento stesso della società del domani. 

E la scuola non era quattro mura nelle quali farcire di nozioni i ragazzi ed educarli al rispetto cieco della disciplina e delle gerarchie. Ma un luogo di partecipazione, dove insegnanti, genitori e alunni possano imparare il valore dello scambio, della partecipazione, del confronto. Tutto questo in un istituto del quartiere Casilino, nella periferia romana.

Le stesse opportunità che in qualche modo le erano state negate quando, da piccola, perse il papà e scoprì improvvisamente di essere “povera”, vedendosi precluse opportunità riservate solo ai “ricchi”. Che scuola è quella che educa a differenze simili? Che scuola è quella che non dà a ciascun alunno una possibilità di sviluppare la sua personalità, i suoi interessi, le sue passioni?

Allora ecco che la sua, di scuola, alternava l’insegnamento alle feste, le cene, le raccolte fondi, le mobilitazioni contro lo sgombero di famiglie con bambini di ogni nazionalità. Gli eventi organizzati con gli alunni, dove ognuno decideva cosa fare e come farlo. Inutile dire che un atteggiamento simile la mise nel mirino delle istituzioni. Fece una strenua opposizione a tutte le riforme della scuola della seconda metà degli anni Duemila: mobilitò insegnanti, cuochi, bidelli, gli studenti e i loro genitori. E poi il caso che la fece balzare agli onori delle cronache: nel 2009 rifiutò di far rispettare il minuto di silenzio per i militari morti in Afghanistan, in netta polemica col ministro Gelmini. “Non è stata una scelta polemica ma pedagogica. In ogni caso una vera missione di pace va fatta con dottori e insegnanti non con i militari”, dirà. Questa era Simonetta Salacone.

Ci pare doveroso terminare il post con un pezzo della bella canzone a lei dedicata dagli Assalti Frontali:

"E dall’America alla Turchia

venivano a vedere questa scuola di democrazia

dove gli ultimi e i primi sono fratelli nei viaggi

e i sordi parlano e ci fanno saggi

e culture lontane diventano vicine

e non si chiede il passaporto ai bambini e le bambine"